Intervista a Luc Besson (2025)
- di Lorenzo Ricciardi
- 10 mesi fa
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Il tuo Dracula: A love tale sembra riflettere non solo sull’immortalità e il desiderio, ma anche sulla solitudine e la fragilità umana. Come hai bilanciato gli elementi horror con gli elementi emotivi e filosofici della storia?
Il film si concentra molto di più sulla solitudine e sull’amore che sulla fragilità psicologica del mostro. È un mostro, ma lo amiamo. È come La bella e la bestia. Il protagonista è una bestia, ma perché? Perché era un uomo innamorato. Ed è da questo che nasce la mia attrazione per il personaggio. Ed è come Léon. Léon è uguale. È un assassino che non sa leggere né scrivere, ma è l’unico in grado di salvare una bambina. Questo dice molto di noi, della nostra società. Il male a volte può essere buono e il bene a volte può essere davvero cattivo. Soprattutto al cinema. Soprattutto nella vita. E ancora di più in politica. Uno dovrebbe essere buono e, invece, è piuttosto cattivo.
Dracula è un mito che è stato raccontato all’infinito. Sono state realizzate innumerevoli versioni. Quale elemento specifico hai deciso di cancellare o riscrivere per rivendicarlo come tuo? E quale cambiamento pensi farà più discutere?
In realtà non ho cercato di entrare nel “gioco” di Dracula. Perché per me non è affatto un film horror. Uso Dracula solo come sfondo. Puoi anche togliere Dracula dal titolo e lasciare semplicemente “A love tale”. Non ho approfondito l’argomento “horror”. È come se tu stessi girando un western e poi ti chiedessi: “Perché fai un western quando ne sono stati girati migliaia?” Perché hai una storia da raccontare. Questo è tutto. So che ci sono alcune persone che sono fan accaniti di Dracula. Il mio film non è per queste persone. Probabilmente c’è un po’ di confusione. Non è per i fan dell’horror classico, queste persone rimarranno deluse. Il film non parla di Dracula con il sangue e tutto il resto. C’è anche un altro film intitolato Dracula, viene dalla Romania. È divertente. Ma c’è ancora Dracula nel titolo. Quindi la gente probabilmente andrà lì per vedere Dracula. Spero che chi verrà a vedere il mio lo guarderà per la storia d’amore.
Vorrei chiederti dell’attore protagonista, Caleb Landry Jones. È vero che hai deciso insieme a lui di fare questo film mentre giravate Dogman?
Sì, stavamo girando nel New Jersey e, tra una scena e l’altra, eravamo insieme bevendo un po’ d’acqua. Nessuno dei due, infatti, beve alcol. L’idea era quella di fare già un altro film insieme. E per scherzo abbiamo stilato una lista di personaggi improbabili da interpretare: De Gaulle, Gesù, Mao Tse Tung, Vercingetorige, Dalì. Era solo per divertimento. Quando poi all’improvviso è venuto fuori il nome di Dracula, entrambi abbiamo pensato che forse poteva essere interessante. Così ho iniziato a rileggere il libro e sono rimasto sorpreso di vedere quanto il romanzo, in realtà, fosse romantico. Dimentica per un attimo la parte horror del libro. Questa è la storia di un uomo che aspetta 400 anni perché vuole dire addio a sua moglie, in maniera “adeguata”. È molto romantico. Ho iniziato a scrivere la sceneggiatura, consigliandomi con Caleb. Ed è così che abbiamo costruito la cosa.
Quindi dopo farai Gesù?
Sì, e anche Napoleone [ride]. Anche se [Caleb] dovrebbe recitare e camminare in ginocchio per interpretare Napoleone.
Come hai scelto, invece, Zoë Bleu Sidel come protagonista femminile?
Non è stato facile trovare la mia Elisabetta. Ho visionato qualche attrice, alcune non erano disponibili, con altre non ho avuto la sensazione giusta. A un certo punto Caleb mi ha mandato una foto di Zoë perché ha dei contatti con lei su Instagram, credo per via della musica, raccomandandomi di valutarla. Ho guardato la sua foto, ho visto alcune cose su di lei e ho capito che la conoscevo già. È la figlia di Rosanna Arquette. Ho conosciuto Zoë quando aveva solo tre settimane. Sai, conoscevo la bambina, da allora è cresciuta molto [ride]. L’ho voluta incontrare e l’ho sottoposto a molti test veramente duri, anche fisicamente. Non puoi interpretare quel ruolo se non sei abbastanza forte. Alla fine ha fatto un sacco di provini e li ha superati. È una ragazza minuta, ma molto forte. Dopo aver ottenuto la parte, io, lei e Caleb siamo andati in una spa per quasi due settimane, passeggiando, chiacchierando a colazione, a cena, a pranzo, per quasi 12 giorni, al fine di creare un legame forte tra noi, una base solida. Questo perché, una volta arrivati sul set, e hai questa base gli altri lavorano attorno a essa. È necessario avere questo.
Parliamo delle due novità che hai aggiunto nella tua sceneggiatura. Il profumo è uno di questi.
Allora, c’è questo tizio che aspetta da 400 anni. Vuole trovare sua moglie. Potrebbe andare ovunque a cercarla, ma da solo ci metterebbe un’eternità. Quindi pensa “devo trovare un modo per far sì che siano le donne a venire da me, così ne potrò vedere il più possibile e sarebbe più facile trovare la mia”. All’epoca non esistevano i giornali. Non si potevano mettere un annuncio del tipo “sto cercando disperatamente mia moglie”. Quindi come poteva farlo? Con la musica, che arriva all’orecchio. Oppure con il profumo, che fa appello ai sensi. La musica è l’udito. Il profumo è l’olfatto. La voce sarebbe stata il giornale, ma non esistevano. Quindi ho scelto il profumo, come mezzo per attirare le donne, ma la cosa interessante è che lui ne ama solo una, non gli importa nulla delle altre.
L’altra novità sono i gargoyles.
Dracula è nel suo castello da 400 anni. Ma chi si prende cura del castello? Mi sono posto questa domanda. Chi? Gli schiavi? Le persone che morde? Le donne? Nel romanzo, per esempio, Dracula vive con tre ninfe nel suo castello, che è una cosa piuttosto strana. Lui sta disperatamente cercando sua moglie e ha tre ragazze a casa… Ho iniziato a cercare e mi sono imbattuto in Notre-Dame e ho pensato che forse proprio i gargoyles avrebbero potuto occuparsi del castello. Ma poi mi sono chiesto “da dove vengono questi gargoyles?” Forse sono dei bambini, perché Dracula non vuole ucciderli, ma li trasforma in gargoyles, in modo che possano servirlo. È così che funziona il processo di scrittura della sceneggiatura. Non è che se ti viene in mente un’idea che sembra buona, la inserisci e hai finito. Prima cerchi di capire qual è il problema, poi pensi a come puoi risolverlo e poi provi a trovare idee per svilupparlo.















