Intervista a Bill Moseley (2010)
- di Lorenzo Ricciardi
- 7 mesi fa
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Com’è nata la tua carriera di attore? Prima di allora eri solo un giornalista…
Finita l’università mi sono guadagnato da vivere facendo lo scrittore e il giornalista. La mia carriera di attore è nata un po’ per caso. In quel periodo ero attratto dal misterioso fenomeno della mutilazione animale che affliggeva gli Stati Uniti negli anni ’60 e ’70. Quando il film di Alan Rudolph, Endangered Species (L’esperimento), era in pre-produzione scambiai con il produttore alcune foto di mutilazioni in cambio di una piccola parte, ma non come comparsa. Così diventai membro della Screen Actors Guild (SAG) e la mia carriera di attore iniziò in quel preciso momento…
Dopo quella piccola parte il tuo primo vero lungometraggio come attore è stato Non aprite quella porta 2 dove hai interpretato Chop Top, diventato poi uno dei tuoi personaggi più conosciuti.
Interpretare Chop-Top in Non aprite quella porta 2 nel 1986 ha cambiato totalmente la mia vita. La mia carriera di attore la devo soprattutto al regista di quel film, Tobe Hooper. Fu lui a volermi nel film dopo avermi visto nei panni di un autostoppista nel mio cortometraggio The Texas Chainsaw Manicure, una parodia del suo film originale del 1974. Sono sempre stato turbato da quel suo film, ma una volta entrato a farte della famiglia con il ruolo Chop-Top il mio atteggiamento è cambiato drasticamente. In più ho fatto un sacco di soldi grazie a questa pellicola… (ride, NdA) Ed è stato il ruolo che più di ogni altro mi sono divertito a fare. Amo molti altri film di Tobe Hooper, ma Non aprite quella porta 2 sarà sempre, per ovvi motivi, il mio preferito!
The Texas Chainsaw Manicure era un corto di 5 minuti che ho scritto e prodotto nel 1984. L’abbiamo girato in un salone di bellezza a Staten Island, New York, con un budget di appena 500 dollari. Come ho detto in precedenza, interpretavo il personaggio dell’autostoppista che si vede in Non aprite quella porta 2. Una volta a Los Angeles lo mostrai a un amico che all’epoca lavorava come sceneggiatore alla Paramount Pictures a Hollywood. Questo mio amico andò poi nell’ufficio di Tobe Hooper mentre era al lavoro su Poltergeist. Dopo averlo visionato lo mostrò anche a Steven Spielberg (questo, però, Tobe me lo disse dopo averci lavorato insieme)! A entrambi piacque quello che avevo fatto. Così due anni dopo, mentre Tobe stava lavorando sul casting di Non aprite quella porta 2, mi scelse per il ruolo, senza mai aver fatto un provino, proprio grazie a quel mio corto!
Nella tua lunga carriera hai avuto anche la possibilità di lavorare con uno dei più grandi attori e registi del cinema americano, Clint Eastwood, nel film Pink Cadillac.
Nel film Pink Cadillac avevo una grossa scena con Clint Eastwood, solo noi due, di fronte alla baracca dove il mio personaggio era di guardia. Avevamo un paio di battute, poi, dopo un rumore proveniente dall’interno della baracca, avrei dovuto girarmi e lui doveva colpirmi con il calcio della pistola. Quando il regista (Buddy Van Horn) gridò “Azione!” iniziai il dialogo con Clint, quando udì il rumore mi girai verso la baracca, ma appena vidi Clint che stava alzando la pistola di gomma per colpirmi, io caddi a terra facendo un gran salto e ovviamente mi mancò. Il regista tagliò la scena e mi chiese il perché non avevo aspettato il colpo di Clint. Allora confessai che ero troppo emozionato perché ero un grande fan di Clint Eastwood, avevo visto tutti i suoi film! Udite le mie parole tutto il cast e la troupe scoppiarono a ridere e Clint mi fece un grande sorriso. Quando rifacemmo la scena aspettai il colpo della sua pistola sulla testa e caddi come un sacco di patate, così come avrei dovuto fare nel primo ciak…
Hai lavorato con Tom Savini nel remake de La notte dei morti viventi ma recentemente anche in Night of the Living Dead: Origins 3D, un curioso esperimento che unisce horror e cinema d’animazione, girato interamente in digitale 3D. Due epoche e due progetti completamenti differenti. Uno molto classico e l’altro eccessivamente moderno…
Ho interpretato la parte di Johnny in La notte dei morti viventi dopo aver lavorato con Tom Savini in Non aprite quella porta 2. Lui era il responsabile degli effetti speciali. Siamo diventati buoni amici dopo aver passato ore e ore insieme per il make-up di Chop-Top. Quando George Romero ha scelto Tom per dirigere questo remake mi ha immediatamente mandato una copia dello script e mi ha detto di scegliere quale personaggio avrei voluto. Allora scelsi Harry Cooper, l’uomo malvagio del seminterrato, perché era un ruolo molto interessante e anche piuttosto lungo. Quando andai da Tom per riferirgli la mia decisione, si mise a ridere e disse “Scegli qualsiasi ruolo, ma assicurati che sia quello di Johnny” (ride, NdA)
Per questa parte studiai l’accento che Boris Karloff aveva nel film La morte dagli occhi di cristallo, e poi, pur mantenendo la frase che pronunciava l’attore Russell Streiner nel film originale di Romero “Stanno venendo a prenderti, Barbara!”, aggiunsi “Sono eccitati, Barbara. Sono stati morti per troppo tempo”. Tom e George apprezzarono la mia improvvisazione e la mantennero nella versione definitiva del film.
Interpretare invece Johnny nel live-action in 3D Night of the Living Dead: Origins è stata un’esperienza molto diversa, ma altrettanto divertente. Ho registrato la voce del mio personaggio molto prima che il film fosse finito. Non è stato un lavoro semplice e in questo è stato molto bravo il regista Zebediah de Soto ad aiutarmi. Avevo letto lo script diverse volte, per cui conoscevo la storia, ma non avendo di fronte un altro attore con cui lavorare e confrontarmi è stato piuttosto difficile.
Abbiamo fatto una face capture con una particolare telecamera che registra le espressioni del viso e quindi c’era anche il bisogno di esagerare le reazioni e le emozioni. Zebediah mi ha mostrato alcune sequenze del film completo, ma non vedo l’ora di vedere il prodotto finito.
Nel 1993 hai interpretato un piccolo ruolo anche ne L’armata delle tenebre. Hai avuto quindi modo di lavorare con un altro grande regista, Sam Raimi.
Quando vidi per la prima volta La Casa 2 al Mann’s Chinese Theatre a Los Angeles durante la sua breve uscita nelle sale alla fine degli anni ’80 ne rimasi folgorato. Ricordo di aver fatto i salti mortali per poter lavorare con Sam Raimi in L’armata delle tenebre, così gli mandai una lettera in cui scrissi del mio personaggio più importante, Chop-Top, nel film di Hooper e che mi sarebbe piaciuto molto conoscerlo di persona. Scoprii che Sam era un grande fan di Chop-Top, così ci incontrammo in un bar di Hollywood, andammo subito d’accordo, e ottenni la parte del capitano dell’armata dei morti. Mi sono divertito veramente tanto a lavorare con Sam e con Bruce Campbell, che è uno dei miei più grandi idoli horror di tutti i tempi.
E sono contento anche di essere sopravvissuto alle riprese del film (ride, NdA), visto che indossavo una pesante armatura di gomma, delle lenti a contatto e una benda sull’occhio, mentre galoppavo nel bel mezzo della notte attraverso un campo con centinaia di comparse che brandivano torce e spade vere!
Un altro dei ruoli più amati dai fan è quello di Otis Driftwood ne La casa dei 1000 corpi e La casa del diavolo di Rob Zombie.
Ho amato davvero tanto il ruolo di Otis. Nonostante fosse lo stesso personaggio in entrambi i film, l’Otis ne La casa del diavolo era drasticamente differente dall’Otis de La casa dei 1000 corpi. Fisicamente in nel primo film Otis era un albino pelle e ossa, nel secondo sembrava più uno degli Allman Brothers (una band rock statunitense, NdA). Caratterialmente, invece, il secondo Otis era molto più grintoso, crudele e reale. È facile per i fan affezionarsi al personaggio perché Rob Zombie ha scelto di sottolineare la sua umanità nonostante si tratti di un vero e proprio “mostro”, ma a differenza degli altri mostri più famosi, Freddy Krueger, Michael Myers e Jason Voorhees per dirne qualcuno, non è un essere soprannaturale che viene colpito più e più volte e continua a rialzarsi. Interpretare Otis è stato fantastico, è una bellissima parte per un attore, ma non vorrei mai che le mie figlie portassero in casa un uomo come lui… (ride, NdA)
Rob Zombie ti ha voluto anche in tutti i suoi altri film, nel primo Halloween, nel fake trailer di Werewolf women of the SS e hai dato anche la voce al personaggio di Otis in The haunted world of El Superbeasto. Com’è lavorare con lui? In che occasione vi siete conosciuti?
Ho incontrato per la prima volta Rob nel 1999 ad un festival horror negli Universal Studios a Burbank, in California. Io presentavo la cerimonia di premiazione nei panni di Chop-Top, ho consegnato il premio a Rob, che è un grande fan del mio personaggio, poi mi sono intrattenuto dietro le quinte con lui e la sua ragazza, ora diventata sua moglie, Sheri Moon. Un paio di mesi dopo ho ricevuto la telefonata dal suo manager Andy Gould che mi ha parlato della sceneggiatura del primo film di Rob, La casa dei 1000 corpi, chiedendomi se fossi interessato a farne parte. Io ovviamente ho risposto “Cazzo, sì che voglio!” (ride, NdA)
Rob ha sempre dichiarato che sono stato il primo ad essere stato scelto nel cast appena ha avuto il via libera per girarlo, prima ancora di sua moglie Sheri. E questo è davvero eccitante. Mi sono sempre divertito a lavorare con lui, e lo considero un buon amico.
Secondo te, Rob Zombie ha la stoffa e il talento per diventare in futuro uno dei più grandi registi horror?
Rob ha la capacità, la visione, la fantasia e l’immaginazione per essere uno dei più grandi registi horror della sua generazione. Ma Hollywood è una brutta bestia, dobbiamo metterci continuamente alla prova, ogni giorno, non possiamo cullarci sugli allori a lungo. E Rob è stato sempre prolifico e produttivo: quando non fa film scrive fumetti, è in studio a registrare musica o in tour insieme a delle vere e propre leggende del metal come Alice Cooper e Ozzy Osbourne. E oltretutto è sposato con la bellissima Sheri. Non proprio una brutta vita, direi…
Un altro progetto horror tra i più interessanti degli ultimi anni è stato Dead Air di Corbin Bernsen, piuttosto diverso dagli altri iperviolenti zombie-movies recenti. E tu interpreti il personaggio principale.
Interpretare il presentatore radiofonico Logan Burnhardt in Dead Air è una stata una bella alternativa ai tanti strani ruoli interpretati nella mia carriera: zombie, robot e psicopatici per la gran parte. Prima di tutto è stato un vero sollievo interpretare un personaggio senza sottopormi a ore e ore di make-up! Non avevo mai lavorato in radio prima, ma io sono chiaccherone, e quindi interpretare un deejay mi è venuto naturale.
Non è stato comunque un ruolo semplice. La parte più dura sono stati i dialoghi. Abbiamo girato il primo 70% del film in dieci lunghi giorni, nei quali ho dovuto imparare una marea di dialoghi. Sono bravo a improvvisare di solito, ma i dialoghi previsti dallo script non si prestavano molto all’improvvisazione perché dovevi conoscerli bene per capirne il senso. È stato un lavoro duro, ma mi è piaciuto molto perché mi ha dato la possibilità di interpretare un eroe! Lavorare con i co-protagonisti Patty Tallman e David Moscow è stato per tutto il tempo divertente ed eccitante, e poi lo script di Kenny Yakkel era così fresco e intelligente che andare al lavoro ogni giorno era un vero piacere.
Nel 2010 hai inteprertato il diabolico sindaco George Buckman nella splatter-comedy 2001 Maniacs: Field of Screams. È stato difficile prendere il posto di Robert Englund del primo capitolo in un ruolo particolarmente apprezzato dai fan?
2001 Maniacs: Field of Screams è stato un film divertente e libero da pressioni soprattutto grazie al nostro sceneggiatore/regista Tim Sullivan. Era così eccitato e divertito nel girare il film che il suo grande entusiasmo era davvero contagioso. Abbiamo girato d’estate nel bellissimo stato dello Iowa, quindi c’era un sacco di ottimo cibo e un clima eccezionale. Poi Jane, mia figlia maggiore, ha dato una mano al reparto degli effetti speciali, pitturando intestini e budella di gommapiuma, una sorta di versione di Moseley-porta-la-figlia-a-lavorare. A proposito, alla fine del film durante i titoli di coda puoi ascoltare una mia canzone “Lord, Let Me Help You Decide”.
Nella tua lunga carriera hai fatto per lo più film horror. È stata una tua scelta o ogni ruolo che hai interpretato ti ha etichettato e ha condizionato il ruolo successivo?
Io amo i film horror, da sempre, sono cresciuto vedendo questo tipo di film. Ho sempre amato Halloween, le cose spaventose, per cui mi sento parte del genere horror. Poi, dopo aver interpretato il personaggio di Chop-Top, il mio destino come attore horror è stato segnato per sempre. Per esempio, Rob Zombie ha scelto me per il suo primo film proprio perché era un grande fan di quel personaggio. Molto del mio successo nel mondo horror lo devo al mio grande amore per questo genere, che rispetto, provando sempre a fare un ottimo lavoro, e cercando sempre di essere il più possibile preparato.
Alcuni tuoi colleghi attori hanno deciso ad un certo punto della loro carriera di provare a fare un film come regista. Tu ci hai mai pensato?
Non so quanto bravo potrei essere come regista, perché non ci ho mai provato. Il trucco per essere un buon regista è quello di avere una visione solida ed efficace di come intendi raccontare la storia, essere il capo, ma anche aperto alle idee altrui. In breve, devi essere un buon soldato ma anche il comandante! Scherzi a parte, proprio in questo momento sto lavorando ad una sceneggiatura che mi piacerebbe dirigere e interpretare, quindi ti farò sapere meglio quando avrò finito di scriverla!
Che ruolo del passato hai sempre desiderato interpretare? E con quale regista ti sarebbe piaciuto lavorare?
Ho sempre amato il personaggio di Reinfield interpretato da Dwight Frye nel Dracula del 1931 e avrei voluto lavorare proprio con il regista di quel film, Tod Browning.
Quanto è importante la musica nella tua vita? Oltre ad essere un attore infatti sei anche un musicista, attualmente sei il cantante della band progressive metal “Cornbugs” e degli “Spider Mountain”.
Come Chop-Top dice in Non aprite quella porta 2 ‘La musica è la mia vita!’. Io vengo da una famiglia di musicisti, di pianisti per la precisione. Ma quando ero ragazzo mi sono ribellato a questa tradizione e ho preferito suonare le percussioni. Insieme ai miei frataelli abbiamo poi fondato una band chiamata “The Moseley Brothers” nella quale io cantavo, suonavo l’armonica, i bongos e la batteria. La mia band “Cornbugs” è composta da Buckethead alla chitarra e Pinchface alla batteria. Recentemente con la mia nuova band, gli “Spider Mountain”, abbiamo realizzato il primo cd intitolato “No Way Down”. Una delle nostre canzoni “Stupid Life of a Mom Eater” è stata votata come ‘Canzone dell’Anno’ da una popolare stazione radio su internet, e ho già ricordato come un’altra delle nostre canzoni faccia parte della colonna sonora del film “2001 Maniacs : Field of Screams”. Le musiche dei “Cornbugs” e degli “Spider Mountain” sono entrambi disponibili su iTunes, Amazon e sul mio website, www.choptopsbbq.com.
Qual è il miglior consiglio che puoi dare a un giovane attore che si affaccia per la prima volta nel mondo della recitazione?
Recitare è una cosa difficile. Se stai pensando di provare a fare l’attore devi essere preparato a una lunga, lenta salita su una montagna ripida. Hai bisogno di un curriculum, di qualcuno che ti rappresenti e tanta pazienza, persistenza e autostima che deve farti continuare a lottare per il tuo obiettivo nei momenti difficili. Devi sempre aspettarti di ottenere un lavoro, ma non essere mai sicuro di farcela. Non perdere tempo con sceneggiatori e produttori. Cerca di fare un po’ di soldi da te, senza chiedere troppo in prestito da amici e familiari… Tutto quello che posso dire è ‘Buona fortuna! I sogni posso avverarsi!’.















